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Di errori se ne fanno, l’importante, si dice, è imparare.

Tu che ne pensi? Cosa mai si dovrà imparare?
Si deve, forse, imparare dagli errori commessi l’arte di inventarne sempre nuovi? Una volta rubata la marmellata si impara passando alla Nutella?
Oppure si deve imparare l’arte di evitarli?

A te la tua risposta e ad Abramo la sua: una risposta che molto, molto presto dovette trovare, esattamente quando iniziò il grave problema di acqua tra pugni e parolacce.

“Ehi, tu faccia da pistacchio, dammi subito la focaccia” ti urla nelle orecchie Pierubaldo quello di terza C che ripete la classe da quindici anni, quello che quando arrivano le vacanze lo tengono in sgabuzzino fra le cose della scuola perché ormai fa parte dell’arredo, il collezionista di note che ormai, data l’età, ha iniziato le pratiche per la pensione: in tutti i tempi è sempre esistito un Ubaldo e così anche ai tempi di Abramo quando la voce grossa la si faceva per l’acqua piuttosto che per le focacce.
“Ehi, tu, faccia da pistacchio, spostati che alla fonte faccio bere prima le pecore mie e poi se avanza fai bere le tue”.
Anche a spiegargielo con tutta la calma possibile, non c’era verso di fargli capire che loro erano pastori di due parenti, uno nipote dell’altro. Avevi voglia di ripetergli: “guarda che prima devono bere le pecore di Abramo che è il più vecchio, che è il boss e poi bevono le pecore del tuo padrone Lot che, ricorda, è nipote di Abramo!”.

“Ehi, tu, faccia di pistacchio -ripeteva con poca fantasia- a me il catechismo non è mai piaciuto quindi lascia perdere e spostati che faccio bere le pecore che devo curare io”.
“No”,
“sì”,
“no, no”,
“sì, sì, sì e sì ancora” con l’aggiunta di uno schiaffone,
con il pugno che risponde,
attento arriva il calcio
e tu che ne dici di quel colpo di bastone?
Pim, pam, pem,
sdeng (qui hanno colpito col piede un sasso)
e polvere, e grida
e le pecore, calme, a rischio di morire di sete perché tutti si erano dimenticati di loro.

“Fermi, fermi”, grida Abramo, “aspettiamo di inventare il
Kick Boxing. Non sta bene che i pastori di zio e nipote si facciano la guerra” e, chiamato in disparte il nipote Lot si accorda con lui: “c’è terra per entrambi, scegli tu la direzione che vuoi prendere e io andrò dalla parte opposta”.

“Specchio delle mie brame qual’è la terra più bella del reame?” è una formula che a Lot non servì per via del fatto che ai suoi occhi, come agli occhi di tutti, la valle del Giordano risultava essere la parte più fertile, la più bella. Senza tanti complimenti, senza rispetto per lo zio, quella scelse e verso quella si avviò.

“Vedi Signore -ripeteva in cuor suo il vecchio Abramo- là in Egitto ho pensato di essere così furbo da cavarmela da solo e senza confidarmi con te. Come sono andate le cose tu lo sai benissimo perché non dimentichi niente. Ora, però, ho imparato e lasciando scegliere per primo, mio nipote Lot, mi sono affidato a te.
Non ho fatto il furbo e mi sembra di essere stato imbrogliato, ma so che se anche la terra che mi è rimasta è secca, brulla, poco invitante è la parte che Tu hai riservato a me e, per questo, so che là non sarò solo: Tu sarai con me e con Te imparerò a vivere anche là.”.


Fine della quarta puntata...